Siamo parole

Nov 19 2012
Oct 24 2012
casoesse:


Il tassista Cornelio Rolandi inzialmente riconobbe in Pietro Valpreda l’uomo che avrebbe posato la bomba alla Banca dell’Agricoltura.

Giustamente vedi differenze fra Piazza Fontana e Piazza Loggia. In realtà direi che la diversità fondamentale sta nell’approccio. Per la strage di Milano io e Matteo abbiamo voluto “ritagliare” il fatto dal suo contesto, come a voler far risaltare l’atrocità del giorno in cui l’Italia si è scoperta indifesa davanti a una violenza che non pensava di dover affrontare.
Da: Intervista a Francesco “Baro” Barilli, di Jacopo Frey.

casoesse:

Il tassista Cornelio Rolandi inzialmente riconobbe in Pietro Valpreda l’uomo che avrebbe posato la bomba alla Banca dell’Agricoltura.

Giustamente vedi differenze fra Piazza Fontana e Piazza Loggia. In realtà direi che la diversità fondamentale sta nell’approccio. Per la strage di Milano io e Matteo abbiamo voluto “ritagliare” il fatto dal suo contesto, come a voler far risaltare l’atrocità del giorno in cui l’Italia si è scoperta indifesa davanti a una violenza che non pensava di dover affrontare.

Da: Intervista a Francesco “Baro” Barilli, di Jacopo Frey.

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Sep 23 2012
Aug 30 2012
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Proibito girare con la maglia “Antifascista”

Un giovane abruzzese ha rilasciato questa testimonianza orale dopo essere stato aggredito dai fascisti, martedì scorso (28 agosto, NdR).

PAVIA. Una tranquilla serata fra amici è stata bruscamente interrotta dalla violenza di cinque fascisti, che si permettono di decidere cosa si può indossare e cosa no in una città come Pavia. È accaduto martedì scorso, 28 agosto, in pieno centro, verso mezzanotte e mezza. I cinque fascisti, che sembrano facilmente collocabili all’interno del panorama pavese, non hanno potuto sopportare che un giovane abruzzese fuori sede indossasse una maglia rossa con la scritta “Antifascista”.

Lo hanno quindi avvicinato e bloccato, mentre si spostava in bicicletta su Corso Strada Nuova, fra i tanti locali ancora aperti, gremiti di gente. Ancora prima di poter dire una parola, il fuori sede ha incassato un pugno. Viene fatto scendere dalla bici ed è subito chiaro il motivo: «non lo sai che qui è così?», a Pavia non si può girare con una t-shirt antifascista. A detta dei cinque, sarebbe «proibito».
Per qualche minuto, continuano insulti e spintoni. L’abruzzese prova a difendersi, tenendo bloccato l’unico fra i cinque che lo stava aggredendo, fra gli sguardi attoniti dei suoi amici e l’indifferenza della movida notturna pavese. «Togliti quella maglietta», gli hanno infine intimato e quando lui ha provato ad infilarsela al contrario, gliel’hanno strappata di mano e se la sono portata via.

È finita così l’ennesima aggressione fascista dell’Italia democratica. Per fortuna, questa volta, il ragazzo ne è uscito incolume e ci ha perso solo una maglia. Sappiamo che tante altre volte non è stato così. Ma non è solo per aggiungere un numero alla lunga lista di aggressioni (16 solo da marzo a luglio, secondo Enc.org/Antifa) che raccogliamo la testimonianza di questo compagno. Al contrario, è perché bisogna tenere alta la guardia contro le intimidazioni fasciste, sempre di più, sempre impunite.

Abruzzo Indymedia, 30 aug 2012.

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Jul 25 2012
Jul 22 2012

Son finito in un blog femminista girovagando su internet. Queste parole mi hanno fatto venire dei brividi assurdi:

Genova per me
Non ho dimenticato la ragazza stesa sugli scogli coperta da un asciugamano, con le gambe e le braccia che si muovevano a scatti…
Non ho dimenticato la tenda in cui chi voleva poteva partecipare ad una sorta di staffetta di preghiera contro il G8, completamente devastata…
Non ho dimenticato le macchie scure di sangue sul lungomare…
Non ho dimenticato i genovesi che aprivano i portoni delle case e offrivano acqua da bere e rifugio…
Non ho dimenticato le signore sedute per terra con le mani alzate e i capelli bianchi e la testa aperta dalle manganellate…
Non ho dimenticato i gommoni in mare dei carabinieri con le mitragliatrici nere puntate contro di noi sulla costa…
Non ho dimenticato la ragazza tedesca che mi ha messo il collirio negli occhi…
Non ho dimenticato Don Gallo che prendeva il nome di tutti quelli che non si trovavano più, tra cui mio fratello…
Non ho dimenticato le giovani avvocate che hanno trattato con la polizia per farci uscire dal budello in cui ci eravamo ficcati senza che ci massacrassero di botte…
Non ho dimenticato il volto dell’ufficiale che ha detto noi non li tocchiamo ma devono uscire in fila e con gli occhi bassi…
Non ho dimenticato la compagna che mi ha trascinato via da Genova impedendomi di andare a dormire alla scuola Diaz…
Non ho dimenticato l’anziano signore che piangeva in piazza Alimonda stringendo tra le mani una bandiera rossa…
Non ho dimenticato il cammino verso gli autobus a piedi nudi e con la mente fissa al pensiero dell’ultimo istante in cui avevo visto quella compagna o un’altra…
Non ho dimenticato l’unica telefonata riuscita ai miei genitori che vedevano il massacro in televisione e continuavano a urlarci disperati di scappare … Non ho dimenticato Carlo… mai. C.

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Dopo questa sentenza, possiamo dire che le vetrine hanno vinto sulle persone.
Inoltre il messaggio è inequivocabile: non provate a scendere in piazza o a manifestare nelle strade, tutti e tutte a casa a subire la crisi senza fare storie.
Cavallette, A/I blog

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Jul 20 2012
abeastcaged:

Non basterà nessuna scusa.

abeastcaged:

Non basterà nessuna scusa.

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Le sentenze di Genova sono un’importante lezione. Ci spiegano che per la nostra società non è assolutamente rilevante quello che facciamo o quello che non facciamo, ma che il motivo per cui compiamo le nostre azioni è esiziale. Per questo è importante sapere da che parte stare, e imparare a fare quello che deve essere fatto, senza tanti proclami e fino in fondo. Perché il mondo in cui viviamo non merita la speranza che abbiamo riposto in esso in quei dannati, infiniti, lunghissimi giorni genovesi. Non merita che noi ci esponiamo per cambiarlo, che cerchiamo di comunicare con il mondo perché bisognerebbe fare tabula rasa del presente e del futuro che è stato pensato e deciso per tutti gli abitanti del pianeta (noi inclusi) senza che questi venissero interpellati. Soprattutto non lo meritano molti esseri umani. E ora sarà anche facile sapere chi. Basterà chiedere che cosa ne pensano di una sentenza. Nessuna giustizia, nessuna pace.
— Cavallette, A/I blog: italian; english.

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Jul 18 2012
Si pensi all’istituzione del controllo digitale e quindi della polizia digitale: se in qualche modo è sempre possibile opporsi al dominio umano, in che modo ci si potrà ribellare alla macchina incaricata di far rispettare la legge che sta «là fuori».
— Ippolita, Nell’Acquario di Facebook, 2012 - Recensito da Alice Corte su Il Caso S.

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Jul 17 2012
La cifra dell’orda berlusconiana non è così distinguibile da quella vecchia e nuova del PD, troppe cose accadono a loro insaputa e nel loro silenzio e troppe volte quando accadono tutti si girano dall’altra parte o addirittura puntano il dito accusatore contro chi li critica, l’abuso del termine “antipolitica” non tradisce altro che l’incapacità di fornire risposte razionali e coerenti a quelle critiche, è l’equivalente dell’abuso del termine comunismo da parte di Berlusconi.
— Mazzetta, Il problema del PD e di Andrea Sarubbi, 17-07-2012.

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Jul 15 2012
Noi al di qua delle vetrine sentiamo i rumori e li guardiamo agitarsi e annaspannare, grandi e grossi pesci rossi nell’acquario che si sono costruiti. Per nulla rassegnati o pronti ad ammettere che il loro mondo non sta in piedi. Hanno le idee chiare sul nostro futuro, noi molto meno. Lentamente impariamo dall’esperienza, e questo processo non è mai indolore. Spesso siamo costretti ad apprendere sulla pelle dei nostri compagni, mentre ci vediamo sottrarre gli amici. Funziona così nell’al di qua. La costruzione di una memoria collettiva che dia forza alle nostre idee è un processo lungo nel quale dobbiamo incamerare e far tesoro di tutto, felicita’ e sofferenza.
— Cavallette, A/I blog: italian; english.

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